Parrocchia S. Pietro Apostolo

Parrocchia San Pietro Apostolo, Quercia di AullaLa parrocchia fu istituita nell’anno 1904.

La prima notizia riferita alla chiesa di Quercia si trova in una istanza dell’anno 1796, rivolta al vescovo di Luni-Sarzana, in cui l’allora parroco di Olivola, don Pietro Baldassini, fa presente che “alcune persone della villa della Quercia pensano di erigere un Oratorio”. L’autorizzazione vescovile è del febbraio 1796; poiché la data di termine, posta sul cartiglio ancora esistente sulla facciata, è 1796 se ne deduce che la chiesa fu costruita nell’arco di 10 mesi (marzo – dicembre 1796).

Dal testamento di Cosimo Malaspina, prete residente nel palazzo, si ha notizia di un suo lascito all’oratorio di Quercia. Non è dato sapere se questo oratorio fosse all’interno del borgo oppure sul luogo dove fu costruita la chiesa; in questo caso la chiesa sarebbe un ampliamento di esso. Ad ogni modo, se la lettura delle date corrisponde a verità, la rapidità della realizzazione è testimone del fervore religioso della popolazione e del loro benessere economico.

L’edificio è ad unica navata con abside pentagonale e piccolo matroneo, sorretto da tre arcate, posto a ridosso della facciata principale; la parte absidale risulta sopraelevata, circa cm 40, rispetto al pavimento della navata. Originariamente aveva copertura a volta a botte con lunette laterali in corrispondenza delle finestre ed affreschi con figure sacre; dopo i danni del terremoto del 1920 fu sostituita da un solaio piano in cemento armato dipinto a figurare cassettonato di legno con, al centro della navata, l’immagine dell’Immacolata. Al centro del presbiterio c’è l’altare maggiore, rifatto nei primi anni 60 con ceramiche della ditta Vaccari di Ponzano Magra, mantenendo, però, lo schema architettonico originario settecentesco. Al lato destro dell’altare si trova l’altare dedicato a S. Pietro, alla sinistra quello dedicato alla Madonna, entrambi in stucco e di pregevole fattura.

La pavimentazione originaria, presente ancora nel matroneo, era in mattonelle di cotto quadrate posate semplicemente a correre; oggi la navata ed il presbiterio sono in marmo policromo con vari disegni. La navata è lunga m 11 e larga m 7,50, il presbiterio è lungo m 7,50 e l’altezza è di m 8,30.

Sulle pareti dell’abside sono, oggi, posti dei quadri che rappresentano particolari della vita di alcuni santi e precisamente: sulla prima parete, a sinistra dell’altare maggiore, si trova il quadro dedicato a S. Rita da Cascia (uccisione del marito) dipinto da Antonio Caputo nel 1985; nella seconda parete il quadro dedicato a S. Pietro (liberazione dal carcere) dipinto da Loris Ricci nell’anno 1983; nella parete centrale c’e una nicchia con una croce bronzea realizzata da Angelo Canevari nel 1986; nella parete a destra il quadro di S. Paolo (sulla via di Damasco) dipinto da Riccardo Fiore nel 1984; nell’ultima parete il battesimo di Clodoveo re dei Franchidipinto da Antonio Caputo nel 1984.

Sopra l’altare maggiore è posta una croce con Cristo lignei (donata dalla famiglia Edisaro); sulla parete laterale sopra la porta che immette nella sacrestia vecchia c’è una pregevole riproduzione del Crocifisso di San Domenico (croce sagomata e dipinta a tempera e oro su tavola di Cimabue, databile attorno al 1268-1271 circa e conservata nella chiesa di San Domenico di Arezzo) dipinto e donato da Rolando Paganini.

Sul fronte dell’altare attuale c’è un pregevolissimo paliotto in tessuto ricamato rappresentante l’eucarestia, regalato da Lia Pierini Rosaia, e a destra dell’altare il quadro raffigurante la Theotokos di Vladimir, nota anche come Madre di Dio della Tenerezza, una delle icone ortodosse più venerate e famose al mondo, dipinto e donato da Rolando Paganini.

Nelle nicchie sopra gli altari laterali sono poste le statue di S. Pietro (a sinistra) e della Madonna (a destra); davanti alla statua di san Pietro è posizionato un crocifisso in legno con spina conficcata al centro.

Nelle nicchie poste sulla parete all’ingresso abbiamo la statua della Madonna addolorata (a destra), di S. Rita ( a sinistra) e nella nicchia dove era il fonte battesimale la statua di S. Francesco Caracciolo protettore dei cuochi realizzata dallo scultore Alberto Sparapani (nelle chiese antiche il fonte battesimale era collocato all’ingresso della chiesa e sulla sinistra dove si trovavano “le tenebre” del male; dopo il battesimo sarebbe arrivata la luce e quindi si poteva procedere verso l’altare). Nella nicchia sopra la porta che immette nella nuova sacrestia c’è la statua di S. Remigio e all’interno della sacrestia il S. Cuore e due piccole statue ( S. Antonio e S. Lucia) che erano poste sopra gli ingressi al coro. Sempre nello stesso locale c’è il tabernacolo in legno che conteneva il fonte battesimale.

Sulla parte destra dell’altare maggiore si trova la sacrestia risalente al 1866 con soprastante alloggio del parroco, sul lato sinistro un ampio locale, ristrutturato recentemente, con sacrestia e biblioteca.

All’esterno, a sinistra della facciata per chi guarda, si trova il campanile la cui costruzione avviene nel 1873 e nel 1881 vengono poste le campane il cui incisore fu Federico Piccioni.

 ALTRE LOCALITA’

Fanno parte della parrocchia altri centri minori e precisamente:

  • Malacosta (Immolacosta), abitato della fine del 400 primi 500 con suo oratorio sorto nel 1732;
  • Vaccareccia centro quasi disabitato dove, oggi, si tenta un recupero edilizio, con oratorio del 1748;
  • Sannaco forse più antico di Quercia con oratorio del 1772 ma completamente distrutto, come buona parte degli edifici, dal terremoto del 1920;
  • Ripa nei pressi dell’antica chiesa, scomparsa da secoli, di S. Pietro di Felegara;
  • Ronco, zona residenziale moderna con la zona sportiva comunale;
  • Noveletta.
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